Estero, Focus di viaggio

FOCUS: “Vasa” tra grandezza ed oblio

Doveva essere la nave più grande, maestosa ed armata dell’epoca: la “Nave di Sua Maestà” Vasa (Regalskeppet Vasa).
Questa è la storia di un’opera rimasta per oltre tre secoli sott’acqua, un racconto in cui l’imponenza di un galeone si trasformò in impotenza ad appena un chilometro dalla costa, quando i problemi strutturali ne causarono l’inabissamento. 

Cenni storici

I lavori di costruzione del galeone iniziarono nel 1624 e terminarono nel 1628. Non fu semplice portare a termine l’opera, poiché, Gustavo II Adolfo Vasa, soprannominato il leone del Nord,  interferì con i lavori poiché voleva che fosse costruita la più grande e maestosa nave dell’epoca, un veliero a cui tutti avrebbero guardato con ammirazione, nonché diverso rispetto a quelle delle altre nazioni. Così il re decise di apportare alcune modifiche al progetto, optando per un ampliamento della nave. Secondo le sue direttive era necessario allungare il galeone nonché aggiungere un secondo ponte di cannoni. Nonostante il risultato ottenuto, la nave presentava alcuni difetti strutturali che avrebbero poi compromesso il suo operato,  nonché la sua stabilità: il galeone aveva un  peso eccessivo in aggiunta al fatto che era troppo lungo (69 metri) e troppo alto (52,5 metri) in proporzione alla larghezza (soltanto 12 metri). Per risolvere tali problemi fu deciso di aumentare la zavorra in modo da ottenere una maggiore fermezza  al prezzo di un aumento dell’immersione dello scafo.

L’inaugurazione

 La cerimonia ebbe luogo al porto di Stoccolma il 10 agosto 1628.
Sembra di percepire lo stupore di chi dallo scalo vide la sontuosità di quel galeone che aveva appena toccato le acque e stava per prendere il largo e chi dalla nave iniziava a sentirsi parte di un’impresa senza eguali. Ma la gioia, la felicità, lo stupore al cospetto del galeone con le vele spiegate non è lungi dal provare tristezza, panico ed impotenza.  Dopo aver percorso una discreta distanza una folata divento fece inclinare lo scafo su un lato, ma con maestria il timoniere riuscì a raddrizzarlo. Una seconda raffica di vento però lo inclinò nuovamente e l’acqua iniziò a penetrare nell’imbarcazione attraverso i portelli dei cannoni. La nave affondò rapidamente dopo aver percorso un chilometro circa, adagiandosi su un fondale fangoso poco profondo. Fortunatamente molte persone vennero salvate grazie ai soccorsi che prontamente si recarono in aiuto, ma almeno 40 delle 130 persone a bordo morirono nel naufragio. 

Il recupero 

Oggi il veliero è esposto nel museo omonimo a Stoccolma: Vasa museet. Soltanto nel 1956, Anders Franzén pensò alla possibilità di recuperare il relitto nelle acque del mar Baltico. Grazie all’utilizzo di mezzi adeguati, tecnologie moderne e l’ausilio della Marina svedese, il relitto fu facilmente localizzato e recuperato.

Il recupero dei materiali caduti fuori bordo ed affondati nel fango fu successivo permettendo il ritrovamento di quintali di manufatti, vasellame, attrezzi e accessori di abbigliamento. Infatti,  all’interno ed intorno al relitto sono stati rinvenuti oltre 26mila manufatti.

Quello che rimane del Vasa non è solo materiale, non è solo il relitto di ciò che doveva padroneggiare sul resto di quello che all’epoca era il mondo. Vasa incarna un’idea e nonostante i problemi strutturali, sarà ricordata per la magnificenza di ciò che sarebbe potuta essere. Ma raffigura anche un monito, rappresenta la sfida da superare ed i limiti da definire.

“La medesima acqua può sostenere o affondare una nave” (Proverbio cinese)

3 thoughts on “FOCUS: “Vasa” tra grandezza ed oblio

  1. Focus scritto in maniera impeccabile, ottima la scelta delle foto che mostrano non solo l’attuale stato del relitto, ma anche tutte le fasi del recupero.
    Sarà sicuramente una tappa fondamentale per quando visiterò Stoccolma.
    Spero di vedere altri focus simili in futuro.

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