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Animali e viaggi. L’avventura a bordo della zattera Kon-Tiki

Thor Heyerdahl, ha dedicato la sua vita all’esplorazione dando vita ad imprese uniche come attraversare l’Oceano Pacifico a bordo di una zattera, costruita interamente di legno, denominata Kon-Tiki.

L’impresa

L’ideatore e comandante della spedizione, Thor Heyerdahl all’epoca 33enne dopo aver selezionato il proprio equipaggio, iniziò il viaggio. Il 28 aprile 1947 la Kon-Tiki abbandonò le coste di Callao, in Perù, con lo scopo di raggiungere le isole della Polinesia.

Il pappagallo

Tra i membri dell’equipaggio vi era anche un pappagallo verde, considerato da tutti come il settimo componente dell’impresa. Mi piacerebbe descriverlo con le parole dell’esploratore norvegese: “era divenuto oramai un marinaio tutto spirito, risate e buon umore”. Riuscì a portare il buon umore anche nelle condizioni complicate, infatti come ha scritto Thor: “Mentre noi a tutta forza si tirava e tendeva il pappagallo cominciava a gridare con la sua voce da pagliaccio… e quando era riuscito a farci ridere, rideva anch’esso della propria spassosità, continuando ad agitarsi e a squittire sui cordami” .

Il simpatico piumato non mancò di distrarre gli uomini a bordo con piccoli dispetti, diretti soprattutto ai radiofonisti, come beccare, e quindi recidendo, i cavi dell’attrezzatura. Il viaggio, ovviamente non fu semplice né per gli uomini a bordo che per il pappagallo. Quest’ultimo “s’ammalò seriamente. Depresso, stava accovacciato nella gabbia, guardando fisso dinanzi a sé e per due giorni non toccò cibo”.

I due radiofonisti, destinatari dei suoi scherzi, si occuparono di lui e da quel momento, migliorate le condizioni del pappagallino, divennero inseparabili. Infatti, il volatile iniziò a dormire dove era sistemata l’attrezzatura radiofonica nonché, nel corso del tempo, imparò qualche parola in norvegese.

Giovanni

A bordo, non vi era solo il pappagallo, ma c’era un altro simpatico animale, che sfortunatamente non acquisì il “rango di marinaio”. Vi presento il piccolo Giovanni, un granchietto che aveva deciso di dimorare un una fessura del timone.

Scriveva così Heyerdahl: “Giovanni fu accolto a bordo nella comunità. senza la sua compagnia il timoniere soffriva di solitudine”, inoltre il granchietto “grasso e tondo aspettava il cambio, fermo sulla sua soglia giacché il nuovo venuto gli portava un bocconcino di focaccia o un brandello di pesce”.

Dopo 101 giorni di navigazione, la Kon-Tiki riesce nella sua impresa approdando sull’atollo Raroia. Sfortunatamente il piccolo pennuto non riuscì a terminare tale avvenuta poiché al sessantesimo giorno di viaggio un’onda lo stravolse. Furono vani tutti i tentativi di ricerca, del pappagallo non c’era traccia, ed il morale degli uomini subì un duro colpo nel dover accettare di aver perso il settimo membro.

Thor Heyerdahl non ha abbandonato il suo spirito da viaggiatore e non sottovalutò il valore che gli animali possono apportare a tali imprese, infatti durante la spedizione “Ra” e “Ra II” aggiunse all’equipaggio una scimmietta ed un’anatra, inoltre durante le traversate, Thor annotava e studiava l’inquinamento marino causato dall’attività umana. Ma di questo ve ne parlerò in seguito. “Il ricordo più forte che ho nella memoria del viaggio sul Kon-Tiki è l’oceano completamente libero per i 101 giorni di navigazione; non vedevo nessun’altra imbarcazione né alcun segno dell’uomo. Come viaggiare su un tappeto magico nell’universo”

Citazioni tratte dal libro di Thor Heyerdahl: Kon-Tiki, L’uomo, l’oceano, l’avventura, il mito. RCS Libri S.p.a, Milano, 1999

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